L’inizio di questo racconto coincide con una fine: a giugno del 1999 finiva una storia d’amore. Ne finiscono tante di storie d’amore e in tutti i mesi dell’anno, ma quella che finì a giugno del 1999 era la mia.
Poche volte nella vita ho avuto una percezione così chiara di quello che stava succedendo come la ebbi in quel mese di giugno: nel momento in cui la mia storia stava finendo, sapevo che sarebbe finita. Lo sapevo con una certezza assoluta, è questo che voglio dire: lo sapevo come so il mio nome, o la mia data di nascita e poche altre cose. Insomma lo sapevo. L’ultimo giorno che litigammo, l’aspettai sotto casa dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Sette ore che a ricordarle oggi mi sembrano sette anni. Mi ricordo tutto di quelle sette ore, potrei scrivere pagine intere solo raccontandovi cosa è successo in quelle sette ore. Mi ricordo le facce delle persone che passavano per strada - le guardavo tutte, sperando che una di loro fosse Lei -, mi ricordo il discorso che facevano i due con la bancarella piazzata proprio lì vicino a me, mi ricordo cosa pensavo, insomma tutto. I miei sensi stavano funzionando al centodieci percento in quel momento, forse è per questo che i miei ricordi di quel giorno sono così precisi.
Lei non arrivò. Alle dieci di sera decisi che avevo aspettato abbastanza: mi alzai dal marciapiede, mi diedi una sgrullata ai jeans e andai a recuperare la macchina nella piazza dove l’avevo parcheggiata.
La vedi questa piazza? Guardala bene, perché la stai guardando per l’ultima volta: non rivedremo mai più questa piazza io e te, dissi al cruscotto della macchina prima di partire.
E se vi sembra patetico, surreale o assurdo non mi interessa, correrò il rischio. Perché andò esattamente così e ve lo sto raccontando.
Tornai verso casa, il mio piccolo inferno personale era solo all’inizio. Il viaggio era appena cominciato e l’esordio fu chiaro da subito: da lì in avanti niente sarebbe stato facile, nemmeno le cose che lo sembravano, niente. Era la fine delle cose semplici, la fine dei passaggi a buon mercato, la fine delle mille cazzate che avevo fatto in quella storia. Insomma era la fine, questo penso che si sia capito.
Postato da: GilRoland a maggio 23, 2005 13:40 |
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