Quella notte non sono riuscito a dormire e fu così per le quattordici notti successive: niente dormire, niente mangiare, niente lavorare, niente vivere. Niente di niente tranne un pensiero tagliente, continuo, presente, vivo e costante come un’ossessione: E’ Finita.
Le ore erano completamente vuote e inutili, giorno e notte erano diventati un’opinione, non si erano nemmeno ribaltati tra loro, erano semplicemente scomparsi insieme a tutto quanto il resto: tutto l’universo iniziava e finiva con due parole: E’ Finita. Mi alzavo dal letto, facevo un caffè, mi accendevo una sigaretta e tornavo a letto. Chiudevo gli occhi cercando di dormire, mi giravo nel letto, cambiavo cuscino, lo toglievo, lo riprendevo, mi coprivo, mi scoprivo e mi giravo ancora: era una battaglia tra me e il mio letto e stavo perdendo dieci a zero, mi stava annientando. Allora mi rialzavo, bevevo un altro caffè, fumavo un’altra sigaretta e via nel letto: Stavolta sono sfinito, adesso riesco a dormire.
Niente da fare, sono andato avanti così per quattordici giorni, alla fine sarò svenuto non lo so. Non lo so, perché ripensandoci oggi io ancora non so dire come sono riuscito a dormire: credevo che sarei morto di sonno, nel senso letterale del termine. Intorno al decimo giorno credevo che non avrei mai più dormito in tutta la mia vita.
Il quindicesimo giorno mi svegliai intorno alle quattro del pomeriggio e appena sveglio decisi che dovevo assolutamente uscire da casa e cercare di allontanare quel pensiero ossessivo: dovevo scopare, ecco che cosa dovevo fare. Adesso mi faccio una scopata e mi passa tutto, pensai proprio così. Il che equivale più o meno a curare un infarto con una camomilla, ma in quel momento non lo sapevo.
Telefonai a Rossella. Abbiamo avuto una storia io e Rossella, più o meno dieci anni fa. Ma nel corso del tempo ci siamo rivisti parecchie volte. E’ una tipa un po’ stronza, insomma se uno pensa di passarci la vita insieme s’è ripulito. Però come ho fatto sesso con lei non l’ho mai fatto con nessuna, mai, né prima né dopo: la numero uno. Nel corso degli anni quando ero libero da altre storie l’ho chiamata molte volte. Lei non era quasi mai libera da storie, ma se pensate che questo rappresenti un problema per Rossella vi state sbagliando di grosso. Lei fa quello che vuole fare quando gli va di farlo e questo è tutto. In un certo senso è una posizione invidiabile. Quindi la chiamai e uscimmo la sera stessa.
Mangiammo una pizza e poi via a fare quello che tutti e due sapevamo che avremmo fatto.
Quella sera sono stato malissimo.
Mi dava fastidio tutto: mi dava fastidio il modo in cui era vestita, il modo in cui mangiava, la sua voce, il suo profumo, il suo odore, i suoi capelli, tutto. E la cosa più strana è che lei non si accorse di niente, continuava a parlare non so di cosa, e parlava, parlava, parlava: non mi ricordo una sola parola, ma mi ricordo che non smetteva più di parlare.
Postato da: GilRoland a maggio 23, 2005 13:46 |
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