Dopo meno di un’ora arrivò il miracolo. Ci eravamo trasferiti sulla spiaggia, lei si stava strofinando come se volesse bucarmi i vestiti o qualcosa del genere. La mia mano non stava a guardare e dopo un lavoro molto attento era arrivata quasi in area di rigore:
Una fitta di rabbia mi penetrò nel cervello e mi attraversò con una lunga scossa fino alla punta dei piedi. Quel tampax buttato in quel mare illuminato dalla luna, davanti a una spiaggia deserta sotto un cielo come quello mi sembrò peggio di uno sfregio: mi sembrò un vero e proprio stupro. Lei uscì dall’acqua e io non sapevo più che cosa dire: a quel punto mi era passata pure la sbronza.
“Sì andiamocene, mi sta venendo da vomitare, ho bevuto troppo vino”, le dissi. Poi mi girai senza aspettare nessuna risposta e mi incamminai verso la macchina. Non vedevo l’ora di arrivarci.
“Previti, non sapevo chi votare, alla fine ho messo una croce lì”, le risposi con aria distratta. Credo che se avesse avuto una pistola mi avrebbe sparato. Non era vero che avevo votato Previti, ma sul momento non mi venne idea migliore per cancellarla dalla mia vita prima ancora che ci mettesse piede. E vi dico di più: credo che non esistesse proprio un’idea migliore di quella per ottenere lo scopo. Appena arrivammo al parcheggio dove aveva lasciato la sua macchina, si fiondò letteralmente fuori dalla mia, aprendo lo sportello ancora prima che mi fermassi:
Se voleva colpirmi fece cilecca: ero fuori portata dal momento in cui quel tampax aveva toccato l’acqua. Se serve che ve lo dico, dopo quella sera non l’ho più vista né sentita.