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lunedì, 23 maggio 2005

   Dopo meno di un’ora arrivò il miracolo. Ci eravamo trasferiti sulla spiaggia, lei si stava strofinando come se volesse bucarmi i vestiti o qualcosa del genere. La mia mano non stava a guardare e dopo un lavoro molto attento era arrivata quasi in area di rigore:

   “Aspetta un momento”, disse lei all’improvviso. Portava uno di quei vestiti lunghi estivi, quelli senza inizio e senza fine che te li infili dalla testa come un sacco e ti arrivano fino sotto le ginocchia. Si alzò il vestito e si avviò verso l’acqua. Non avevo idea di cosa volesse fare e sarebbe stato molto meglio se non l’avesse fatto. Arrivata con l’acqua all’altezza delle ginocchia, si infilò una mano nelle mutandine, armeggiò pochi secondi ed estrasse una cartuccia lunga cinque centimetri che una volta era stata bianca. Poi, come se niente fosse, si girò verso di me e buttò il tampax nell’acqua.

    Una fitta di rabbia mi penetrò nel cervello e mi attraversò con una lunga scossa fino alla punta dei piedi. Quel tampax buttato in quel mare illuminato dalla luna, davanti a una spiaggia deserta sotto un cielo come quello mi sembrò peggio di uno sfregio: mi sembrò un vero e proprio stupro. Lei uscì dall’acqua e io non sapevo più che cosa dire: a quel punto mi era passata pure la sbronza. 

   “Andiamocene”, le dissi appena uscì dall’acqua.

   “Come andiamocene?”, disse lei. Mi guardava come se le avessi appena rivelato di venire dal quadrante Sigma Ori nella nebulosa di Orione.

   “Sì andiamocene, mi sta venendo da vomitare, ho bevuto troppo vino”, le dissi. Poi mi girai senza aspettare nessuna risposta e mi incamminai verso la macchina. Non vedevo l’ora di arrivarci.

   Durante il viaggio di ritorno mi venne un’idea:

   “Alle ultime elezioni non sapevo chi votare. Alla fine ho votato Previti”, le dissi di punto in bianco.

    A quelle parole si voltò verso di me come un serpente a sonagli pestato sulla coda:

   “Tu hai votato chi?”, disse sgranandomi gli occhi addosso.

   “Previti, non sapevo chi votare, alla fine ho messo una croce lì”, le risposi con aria distratta. Credo che se avesse avuto una pistola mi avrebbe sparato. Non era vero che avevo votato Previti, ma sul momento non mi venne idea migliore per cancellarla dalla mia vita prima ancora che ci mettesse piede. E vi dico di più: credo che non esistesse proprio un’idea migliore di quella per ottenere lo scopo. Appena arrivammo al parcheggio dove aveva lasciato la sua macchina, si fiondò letteralmente fuori dalla mia, aprendo lo sportello ancora prima che mi fermassi:

   “Pensavo che fossi diverso”, disse sbattendo lo sportello. Credo che durante tutto il viaggio di ritorno non abbia pensato ad altro se non a cosa dire nel momento in cui fosse scesa dalla macchina: Pensavo che fossi diverso.

   Se voleva colpirmi fece cilecca: ero fuori portata dal momento in cui quel tampax aveva toccato l’acqua. Se serve che ve lo dico, dopo quella sera non l’ho più vista né sentita.

Postato da: GilRoland a maggio 23, 2005 22:17 | link | |


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